In piena (e nuova) tempesta legata ai dazi di Trump, il vino italiano continua a coltivare il suo legame storico e solido con il mercato Usa, insostituibile, fondamentale, e che, al netto delle difficoltà e di cali in volume e valore, nel 2025, fino a novembre, ha comunque portato nelle casse delle cantine italiane 1,6 miliardi di euro (-8% sul 2024), importando 312,2 milioni di litri di vino tricolore (-5,7%, dati Istat analizzati da WineNews).
E tra le tante iniziative in calendario, i consorzi del Belpaese – dal Consorzio del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg al Consorzio del Lugana Doc, dal Consorzio Vini d’Abruzzo al Consorzio Vini Alto Adige, dal Consorzio Vino Chianti al Consorzio del Morellino di Scansano Docg, dal Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano al Consorzio del Pinot Grigio delle Venezie – e tante cantine – tra cui nomi di primo piano come Zorzettig, Albino Armani, Allegrini, Ca’ di Rajo, Casa Paladin, Gruppo Italiano Vini – Giv, Pasqua, Bortolomiol, Zenato, Cà Maiol (Herita Marzotto Wine Esates), Perla del Garda, Masciarelli, Elena Walch, San Michele Appiano, Vignaioli del Morellino di Scansano, Cecchi, Tenuta Trerose (Angelini Wines & Estates), Dei, Lunadoro (Schenk Italian Wineries), Salcheto, Ricci Curbastro e non solo – sono in Usa, in questi giorni, per raccontare i territori ed i loro vini, nella tappa del “Simply Italian Great Wines Americas Tour” 2026 by Iem – International Exhibition Management, condotto da Marina Nedic e Giancarlo Voglino, tra le agenzie storiche in materia di internazionalizzazione del vino italiano.
E se il 23 febbraio hanno toccato la North Carolina, sbarcando a Raleigh per la prima vota, oggi tocca alla Florida, con Miami, mentre il 2 marzo sarà la volta del Texas, con Houston (in collaborazione con “Taste of Italy”).
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